"My memory", engraving, 2009 Memory:International Mail Art Exhibition and Swap 17.11.2013 -- 6.01.2014

“My memory”, engraving, 2009
Memory:International Mail Art Exhibition and Swap
17.11.2013 — 6.01.2014

metti che la
parola non viene
detta più. O
gesù. Filo e
strambo chi ci
passa intorno
che ci passa
sopra
camminando.
Equilibrio lato
fondo, gomma
dura tra
disordine e
bisogno. La
paura, cosa credi
mostro,
sgommatura di
uno spigolo
tondo, dismisura
di uno sguardo
bianco-intonso-nero,
di una mano non
medesima
nell’atto di una
presa o di una
perdita. A tua
spesa, questa o
questa vita
ripartita in più
paragrafi,
multipli, come
cambi di
opinione, scena,
vita, plastica o
no. Bufera di neve
finta, cinemato-
grafica.
Molto d’uso è
in gomma piuma.
Ritmata. Lenta,
rotolante,
disastrata.
Integra, nome
attimo. Arte-
fatta.
*
In mezzo, le
frasi dirette, non
ancora ultimate,
le fasi gerundie,
gestite fra le
altre, dalle frasi
stesse, quelle più
spesse che forse
a sfoltire i
cespugli faresti
anche presto,
prima, a tagliare
i capelli, ad agire
di rima, in rima
ciuffo a ciuffo
(una scream-a).
Come fanno le
rette, parallele,
gemelle.
Scorrono,
parlano e
scorrono,
affiancate, non
toccandosi del
tutto, ma molta
aria, molta
dell’aria che vi
passa in mezzo,
intorno
soprattutto può
sì dirsi comune,
respiro di due
che non si bacino
e neppure si
vogliano
affacciare.
Affaccendati.
Fatica è (una)
parola pigra,
meglio distrarla,
non farla
passare di bocca
in germoglio,
meglio farla
fiorire nel sonno
penultima
occasione,
dittonghe
compagne ai
discorsi mirabili
di un trombone
sottomarino.
L’ordine dei
tromboni
sottomarini,
questo è un
sentimento, o un
alfabeto. Titolo,
ancorato. Fiore
esagerato
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