Dove stanno le mani, fra tutto e tutti, sempre a seguire le braccia, le mie gesticolazioni, le articolazioni. Le e, e le o. Per stare intorno alle stesse parole, tra gesti e le azioni, gli articoli prima dei nomi comuni, infatti, quando ho asserito “tutto”, indicavo le cose. E i verbi che hanno le mani a disposizione sarebbero tanti quasi infiniti. Ma ero partito da stare. Per partito preso dalla direzione delle parole di ora (a indicazione). Dove stanno le mani, sto anch’io, e adesso nell’aria di stanza, nel passo e nello smarrimento che chiamo corridoio. Mi gratto i punti colpiti dalle punture d’insetto. Rimango, dove stanno le mani, adesso, intanto

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