Quando mia madre stava per morire, sudava tanto da bagnare istantaneamente sia il letto che il tatami di sotto. Continuavo a cambiare il materasso, ma subito lo ritrovavo fumante di vapore. Era una scena spaventosa a vedersi. Potevo sentire tutta la violenza con cui si manifestava l’ultimo bagliore di vita.

Ho sentito mia madre mormorare inconsciamente: «Nel mio corpo sta nuotando una sogliola». Sembrava che stesse cercando di ritrovare qualcosa o di aggrapparsi a qualcosa. Pronunciò queste parole con gioia e serenità. Furono le sue ultime parole. Il suo testamento per me! Per tutta la vita aveva cercato di allevare al meglio i suoi figli in condizioni precarie, ma senza che le venisse mai meno la sua assoluta fiducia in Dio. In quel momento pensai tra me: «Sono lo stesso figlio che è nato dal suo ventre». Una sogliola sta nuotando nel mio corpo. Una sogliola.

Mentre si rassegnava al suo dolore, il corpo rannicchiato sul fondo del mare a poco a poco diventava piatto e i suoi occhi arrivavano lontano e scoprivano i segreti del mare. Attraverso le parole di mia madre capivo il significato della vita.

Nel momento in cui stava affrontando la morte mia madre mi aveva fatto una rivelazione importantissima. La fonte che nutre la danza è la vita. è l’anima. Ho avuto la sensazione di ricevere un’intera grossa fetta d’amore attraverso il vapore.

 K O

* KAZUO OHNO, The Will, in «TDR», vol. 30, n. 2, Summer 1986, p.162.
Mia fonte (grazie a Valeria Geremia, che mi ha fatto dono della conoscenza di questa danza e di questo libro): Butō. La nuova danza giapponese, Roma, Editori Associati (E&A), 1997 – Saggio introduttivo  di Maria Pia D’Orazi
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