Di neve si scorda

la carta

di x tra i passaggi

di non aver

esattamente dimenticato

quel rincorrere

il non avere ben sentito

il non dover avere

capito – di quegli

uccelli detti pipistrelli

che temevamo ai capelli

degli altri abitanti

disegni e di segni che

probabilmente erano più

dei tranelli dei viluppi

delle povere circostanze

che ci resero al passato

più sapienti, più coscienti

come si disse

meno paurosi che altro –

del tratto che oggi mi precipita

e mi stanca – e faccio prima

a ritrarlo a convertirlo in

nuova moneta, per il sogno

 

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