Quotidianamente, mancano gentilezze.

Anche a distanza, per corrispondenza.

Stanno di casa, da qualche parte, e se

non ti giungono dirette, se non bussano

alla tua porta, lo fanno per corrispondenza.

Le diremmo quasi anonime, ingiustificate,

forse “necessarie”, mi domando adesso.

Sarà che molti di noi, alcuni fra i tanti, non

si accorgono di essere in continua sfida col

proprio vicino/lontano – di sopravvivenza?

Di mancanza di gentilezza, di pazienza, di

accortezza, piuttosto. No, che la delusione

non aumenta – è solo una riflessione che mi

è passata tra le dita, e che mi sono come tolta

dai capelli, adesso – con un inchino a tutte quelle

persone che, magari inavvertitamente, si sono

arrabbiate senza un senso, anzi verso un senso

e una direzione un tantino cieca, e va bene così,

magari si sono liberate da un piccolo nervoso

senso di insensatezza che neppure si spiegavano,

e tutto, così, gratuito, lontano dall’essere gentile, ma sì

con, in risposta, una ritrovata gentilezza, a specchio

di faccia, di sole silenzio.

 

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