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Questo nuovo disco di Angela Aux ha tutti gli elementi per incantarmi: chitarre circolanti in acustici sentimenti – una familiarità con l’ambiente (non s’intende con questo termine una “scena”, termine alla moda, ma proprio l’accezione di ambiente: natura) folk che rende luce al mio ascolto, da malinconie e ritmi – in presenza di un’efficacissima elettronica a corroborare il tutto. Si tratta di canzoni, e belle, arrangiate e istradate verso un umore in qualche modo anche “classico”, verde, magnetico e “distante” insieme. La voce maschile di Angela Aux, ovvero il talento di Heiner Hendrix e i brani che scrive e traccia lungo questo viaggio sonoro hanno la sorpresa di una conferma, come avere la certezza di percorrere una strada che si (ri)conosce, ma in coscienza del suo nuovo e altro tragitto, interessante e aperto, immaginifico e sfaccettato. Tale, anche nei “ricordi” che può lasciar liberi di attraversare, anche solo sfiorandone nomi e riferimenti, piuttosto sensazioni e mondi a confronto – gli archi non dati per scontato – ballate forse così belle da richiamare un vecchio amore, un album dei giovani e allora inaspettati Mojave 3 (personalissima impressione, o sensazione). Perfetti brani “colonna sonora”, alcuni – potrebbe un regista coglierne il “piano visivo” adattissimo ad abitare scene e occasioni di confronto con il “movimento” e la sequenza – o semplicemente un video ad occhi chiusi, tutto orecchi e scenario ben temperati. Sì, il sapore è quello del viaggiare – di una rincorsa effettiva.

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