Danzare, mattina. è un altro mondo possibile, è rispetto dei colori al mondo, delle sensazioni non rispettate perché non hanno avuto, semplicemente, un nome da libro o da citofono. Danzare è avere tutti i corpi in uno, e capirli – comprendersi e comprenderli. è, per la sua motivazione semplice e pura, femminile – forse per cultura, lo è, e menomale: ma se il maschile e il femminile non volessero né potessero farlo, di ammettersi in un unico paese, quello è proprio il danzare, verbo nome cognome identità – confusione mirabile. persino gli oggetti, asessuati come dicono gli angeli, e anche questi ultimi, sono compresi e confusi in questa possibilità di vita. dicevo, pensavo piuttosto: è strano, danzare – quanto si è impacciati nel non saperlo fare. ma del resto, come fare a portarsi tutti i corpi nel proprio? però, sappiate che avviene – e che tutti, tutti danzate. da qualche parte, in una qualche punta del vostro corpo. o corso (una pi e una esse fanno anche post scriptum al fatto che la danza in italiano è sostantivo o verbo femminile, e il suo infinito – come il resto – è maschile – ma venendo al dunque – la danza è uno di quei luoghi nei quali – la fusione – un dove – lei, lui (si) ricorda il nascere, il crescere, il partire, il ritornare, il fare, il considerare – il respiro – la respirazione – chi pensa mai al genere di questi movimenti – è bene che si consideri danzare femminile maschile come vivere – uno e multiplo, corsivo e libero, come mutare di continuo, come non saperlo fare, eppure ritrovarsi sorpresi a farlo – con il plauso delle foglie.

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