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Ho capito.

Ci sono più i giorni che la vita.

C’è di più il mattino tutto in avanti

poi il pomeriggio che sprofonda giù

la sera che ricomincia, dove andrà a finire?

Mi piace non mi piace

conta l’avventura che sono riuscita a inventarmi.

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La concludo raggiungendo il cuscino,

uno spazio dove mi dico

che ho consumato quanto potevo

usando tutto:

il colore di una maglietta

la curiosità il silenzio i toni di voce

una frecciata di intelligenza

il cuore che batte troppo in fretta

l’amore per l’entusiasmo

l’apatia che fa passare il tempo

la vigilanza che alimenta la paura.

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Poi non è tardi ma è tardi.

È stato un viaggio che domani devo ripetere

facendo in modo che sia diverso.

Ogni volta mi devo accorgere

che si tratta di un pezzo di vita

che tutti questi pezzi (dicono)

dovrei metterli insieme

controllare se di fatto prendono forma

quali linee, che tratti vorrei

e se proprio ho bisogno (mi domando)

di guardarmi in una forma definitiva.

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giugno 1976

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