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Da sottofondo al traffico di questa strada larga e tonfa fa sempre un fischio, lontano e presente. Viene dal carcere, e sembra un richiamo. Mentre cammino, dopo aver parcheggiato l’auto, lo sento sempre, puntuale, forse diretto al mio orecchio. Più volte c’era qualcuno a far da rimpallo a quel fischio – un appuntamento di famiglia. Come se la strada, quella rotonda trafficata non ci fosse – come se i passanti non fossero che parte/i dell’atmosfera, e basta. E la stanza non servisse, il chiuso s’intende, per incontrarsi. Solo la voce che oltrepassa. Il bisogno di urlarsi un saluto, e altro.

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