Io, assonnato, al mattino presto

le vedo andare in bicicletta

lungo il viale: le mie figlie

A, S, vanno al paese.

.

Fossi capace di disegnare,

vedresti nascere un’immagine

in cui sarebbero per sempre: come fili

(sono già quasi alla strada

dove comincia la provinciale per il paese)

i loro capelli fluttuano nel vento

alla foschia del sole.

.

Adesso dovresti credere alle mie scarne

parole. Guarda, un raggio

luccica o il campanello. Un velo

di luce allungata entra

per la finestra aperta.

.

Sono già oltre gli alberi.

Ma tu ancora vedi fluire i loro capelli

nel pensiero. Ascolta. Le biciclette

frusciano ancora nei tuoi occhi.

.

Sono sicuramente la cosa più amabile

fra tutto ciò che traspare

in quel grande verde: A, S. Le vedi?

Allora puoi leggere, alla fine, questo verso:

impresse nella tua testa

non si smarriscono per un attimo.

da WILLEM van TOORN «Gioco di simulazione» (Poesie 1960-1993) Fondazione Piazzolla 1994
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