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lentissimo era il volo della notte

ora si fa veloce

la stagione si apre

da un minuto all’altro

 

27.3.1982
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Quante sono le città

tra noi e gli altri,

e senza onore di sogno

stanze rimescolate

nella notte – raramente

fiumi per giungere al mare,

eternamente nomi -, vedendo

per quale concorso di cose

non è solitario il presente. Ma

sono chiare tutte le stanze,

purché non si ceda ai loro confini,

e l’impassibile non abbia la meglio

su quei dolori non rivelati.

 

 

 

Ho portato con me Come fiori di mandorlo o più lontano del poeta palestinese MAHMUD DARWISH. Un poeta che tocca tutto, e si lascia attraversare da ogni tempo del vivere (suo e dell’altro tempo), storia e geografia – una carta geofisica, la sua pagina. Ho anche la sua autobiografia (lettura già aperta), ma a casa, ad aspettarmi, edita da feltrinelli qualche anno fa.

Ho appena scoperto che i suoi libri di versi, la maggior parte dei quali pubblicati dall’editore epoché sono diventati introvabili, avendo chiuso la casa editrice illuminata che li aveva offerti al lettore italiano, compreso il mio, che leggo prima di andare a dormire, qui.

Ecco “dove” ho appreso questa “antipatica” notizia:

http://www.lastampa.it/2013/01/09/cultura/l-ultima-copia-delle-poesie-di-darwish-cUz3O16EJlpkhDXczPSmxK/pagina.html

 

Alla musa   

Beppe Salvia

 

ma più distrattamente, d’un respiro
lieve, o inutilmente come cosa
naturale che dispieghi l’esile
sua vita quotidiana, l’amorosa
assenza. È questa mia stupidità.
O delle egre mistiche del mare,
le sue tempeste, e dell’amore
e le calme e degli amanti. oh, care
parole gli elementi gli attimi
le silenziose età del tempo. sono
le città grandi le parole-case
i viali elettrici, e velocità
di luci limpide severe mute,
e silenziosa letizia e gioia.