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Furtivamente, nel gocciolante intervallo

fra due scrosci, uscii a guardare.

E un luna schermata aveva allargato i suoi raggi

a compasso su un monte a forma di cono

nella foschia di mezzanotte – come

se il responso finale fosse il suo,

e fra le due aste misurandosi

più alto svettò il monte, in sé raccolto:

così fra due mani l’amore terrà un volto.

 

 

lentissimo era il volo della notte

ora si fa veloce

la stagione si apre

da un minuto all’altro

 

27.3.1982

 

(…)

L’ospite terrestre che sbarcherà su Marte

trarrà con un sorriso un pugnetto di terra –

un pugno dell’ardente,

dolcissima, amarognola

madre-terra,

che rotola lontano!

.

(Andrej Voznesenskij da La terra – trad. A. M. Ripellino)

 

Come un razzo il destino vola lungo una parabola.

Di solito nel buio e più di rado lungo l’arcobaleno.

(…)

(Andrej Voznesenskij da Ballata parabolica – trad. A. M. Ripellino)

 

 

55

 

qui mi sembra che ci sia, la mattina,

una sega che taglia a fette la casa;

quando avrà finito il suo lavoro

l’ultima parete cadrà e la stanza da letto

rimane spalancata

sopra una frana di immondezze e calcinacci,

lì posso gettare quello che è rimasto

 

mi siedo sull’ultima sedia e aspetto,

verrà l’inverno, la prima nevicata autunnale

sta soffiando dentro e all’aria affido un biglietto:

«come ha scritto un bambino, una volta ero un disegno

ma adesso sono un albero» e so per certo

che voleva avere le foglie

 

La Cheirasca, 4.5.1980

 

Io, assonnato, al mattino presto

le vedo andare in bicicletta

lungo il viale: le mie figlie

A, S, vanno al paese.

.

Fossi capace di disegnare,

vedresti nascere un’immagine

in cui sarebbero per sempre: come fili

(sono già quasi alla strada

dove comincia la provinciale per il paese)

i loro capelli fluttuano nel vento

alla foschia del sole.

.

Adesso dovresti credere alle mie scarne

parole. Guarda, un raggio

luccica o il campanello. Un velo

di luce allungata entra

per la finestra aperta.

.

Sono già oltre gli alberi.

Ma tu ancora vedi fluire i loro capelli

nel pensiero. Ascolta. Le biciclette

frusciano ancora nei tuoi occhi.

.

Sono sicuramente la cosa più amabile

fra tutto ciò che traspare

in quel grande verde: A, S. Le vedi?

Allora puoi leggere, alla fine, questo verso:

impresse nella tua testa

non si smarriscono per un attimo.

da WILLEM van TOORN «Gioco di simulazione» (Poesie 1960-1993) Fondazione Piazzolla 1994

 

(…) travailleurs du silence

//

Chaque visage apporte un horizon

//

(…) operai del silenzio

//

Ogni volto porta un orizzonte

//

 

 

 

 

continuomare-.jpg

(…)

A noi rimane il resto del filo

(…)

Sarah Kirsch

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto tu ragioni, c’è sempre un topo – un fiore – a scombinare la logica. Direi che tutto nel tuo ragionamento è perfetto, se non avessi davanti questo prato di trifoglio. E sarei anche d’accordo con te, (se nella mente non mi bruciasse – con dolcezza) quest’odore di tannino che viene dalla segheria sotto la pioggia: quest’odore di tronchi sbucciati (d’alba e d’alburno), e non ci fosse il fresco delle foglie bagnate come tanti lunghi occhi, e il persistente (ma sempre più sbiadito) blu della notte.

 

 

 

 

 

 

Quante sono le città

tra noi e gli altri,

e senza onore di sogno

stanze rimescolate

nella notte – raramente

fiumi per giungere al mare,

eternamente nomi -, vedendo

per quale concorso di cose

non è solitario il presente. Ma

sono chiare tutte le stanze,

purché non si ceda ai loro confini,

e l’impassibile non abbia la meglio

su quei dolori non rivelati.