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È responsabilità del mondo lasciare che il poeta sia poeta
È responsabilità del poeta essere donna
È responsabilità del poeta stare agli angoli delle strade
a distribuire poesie e volantini scritti
meravigliosamente
e anche volantini che non si possono guardare
per la loro retorica altisonante
È responsabilità del poeta essere pigro     perdere tempo
e fare profezie
È responsabilità del poeta non pagare le tasse di guerra
È responsabilità del poeta entrare e uscire da torri d’avorio
bilocali su Avenue C
campi di grano saraceno e basi militari
È responsabilità del poeta uomo essere donna
È responsabilità del poeta donna essere donna
È responsabilità del poeta dire la verità al potente come
affermano i Quaccheri
È responsabilità del poeta imparare la verità da chi non
ha potere
È responsabilità del poeta ripetere sempre: non esiste
libertà senza giustizia     cioè giustizia economica e
giustizia in amore
È responsabilità del poeta cantarlo su melodie originali e
su quelle tradizionali degli inni e dei poemi
È responsabilità del poeta ascoltare ogni diceria e
riportarla come i narratori diffondono la storia della vita
Non esiste libertà senza paura e senza coraggio     non
esiste libertà a meno che terra e aria e acqua sopravvivano
e con loro sopravvivano i bambini
È responsabilità del poeta essere donna     tenere d’occhio
il mondo e gridare come Cassandra, ma per essere
ascoltato questa volta.

 

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una sensazione solenne sentire –

nel fondo, l’anima che poco per volta matura –

mentre pende dorata – e la scala

del creatore poggiata lassù –

e sotto, lontano nel frutteto

senti una creatura cadere –

.

una sensazione stupenda sentire

il sole che ancora s’adopra intorno

alla guancia, la tua che credevi compiuta –

mentre lo sguardo – critico e freddo –

sposta un poco – il picciuolo –

per controllarti – nel centro profondo –

.

ma sensazione ancora più solenne – sapere

che l’occasione della tua vendemmia

si fa un poco più vicina – ogni sole

è l’unico – per certe vite.

.

(1862)

 

 

 

 

 

Si è levata una luna trasparente

come un avviso senza minaccia

una macchia di nascita in cielo

altra possibilità di dimora. E poi.

Siamo invecchiati.

Il volume di vecchiaia

è pesato sul tavolino delle spalle,

sugli spiccioli di salute.

Cos’è mai la stanchezza?

Le cellule gridano

chiamano l’origine

vogliono accucciarsi

nel luogo prima del nome

nello spazio che sta tra cosa e cosa

e non invade gli oggetti

li accarezza e li accalora.

Non smettere di guardare il cielo

ti assegna la precisa misura

fidati della vecchiaia

è un burattino redentore.

Dopo tanta aritmetica

la serenità dello zero.

 

 

 

 

 

Furtivamente, nel gocciolante intervallo

fra due scrosci, uscii a guardare.

E un luna schermata aveva allargato i suoi raggi

a compasso su un monte a forma di cono

nella foschia di mezzanotte – come

se il responso finale fosse il suo,

e fra le due aste misurandosi

più alto svettò il monte, in sé raccolto:

così fra due mani l’amore terrà un volto.

 

 

lentissimo era il volo della notte

ora si fa veloce

la stagione si apre

da un minuto all’altro

 

27.3.1982

 

 

 

La vocale, canto melodioso del mattino.

 

 

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qui mi sembra che ci sia, la mattina,

una sega che taglia a fette la casa;

quando avrà finito il suo lavoro

l’ultima parete cadrà e la stanza da letto

rimane spalancata

sopra una frana di immondezze e calcinacci,

lì posso gettare quello che è rimasto

 

mi siedo sull’ultima sedia e aspetto,

verrà l’inverno, la prima nevicata autunnale

sta soffiando dentro e all’aria affido un biglietto:

«come ha scritto un bambino, una volta ero un disegno

ma adesso sono un albero» e so per certo

che voleva avere le foglie

 

La Cheirasca, 4.5.1980

Attesa

 

Le mele sono

maturate rotonde.

L’infanzia assale

le erbe più fresche

e il mio cuore

si disegna nell’aria

mentre aspetto

che rinasca la luna.

dicembre 1955

 

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Quante sono le città

tra noi e gli altri,

e senza onore di sogno

stanze rimescolate

nella notte – raramente

fiumi per giungere al mare,

eternamente nomi -, vedendo

per quale concorso di cose

non è solitario il presente. Ma

sono chiare tutte le stanze,

purché non si ceda ai loro confini,

e l’impassibile non abbia la meglio

su quei dolori non rivelati.