Buon ascolto, la musica di Stanley Brinks è proprio una delle più belle sorprese degli ultimi anni, per me – spero possiate goderne anche voi, mentre scoprite i vostri santi in calendario, o mentre vi avvicinate a via di spingere le ore di lavoro, appropriandovi di un calore dall’estate che sforna giorni come pani per affamati (e anche affannati)

e non può che essere artista prolifico, Brinks – varie forme della sua arte, in collaborazione con altri musicisti, le troverete recandovi a questi link con tutto l’orecchio che potete (se vi appassionerà, sia chiaro):

http://www.thewavepictures.com/

http://www.freschard.bandcamp.com (Clemence Freschard)

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(…)

«I signori viaggiatori sono invitati a depositare alla cassa il loro denaro e le armi». Ce l’ho ancora con me, ma avrei trovato indegno farne menzione. Non c’era cassa né veri viaggiatori in quella baracca, che sembrava una casa di nani. Il cartello era indubbiamente di un modello che serviva nella contrada indifferentemente per uno qualsiasi dei rari locali pubblici, che si aveva la ventura d’incontrare. D’altra parte lì sono quasi inutili. In quelle solitudini, la legge dell’ospitalità è un obbligo vitale.

Ritornai rapidamente alle mie analisi di sociologia delle religioni, delle guerre e delle letterature.

Studiai la retorica dei sogni e le immagini della poesia. Rimase il fatto che per la prima volta mi ero sganciato dallo stampato. Avevo rinnegato la parentesi.

 

 

Era questa una fessura che doveva allargarsi segretamente. Mi applico, oggi, a ricostruirne il progredire, come troppo tardi l’ho potuto misurare. Indubbiamente per questo motivo, nei miei libri di questo periodo (quelli che oggi suscitano in me una certa malinconia) circola e cresce, malgrado la loro aridità, un passaggio di acqua viva che vi getta qua e là e sempre più frequentemente, un riflesso insolito che il grigiore generale spegne rapidamente. La astuzia più efficace di questo filo estraneo fu indubbiamente quella di guidarmi nella scelta dei miei lavori analitici. Ne dirigeva l’ispirazione. Non mancava mai di farmi balenare il tema, in cui aveva maggiori possibilità di potere affiorare con la migliore apparenza di legittimità. Dava il cambio alla mia vigilanza in modo che, illudendomi di condurla su un terreno nuovo, le comunicavo, a mia insaputa, un fermento capace di corromperla e di sconvolgerla, ma che si rivelava anche – almeno così mi persuasi al più presto – adatto ad aggiungere un complemento salutare. Momentaneamente, mi vergognavo di questo sotterfugio. Nello stesso tempo, lo stimavo indispensabile, in qualche modo essenziale per gli argomenti che trattavo: quelli della vertigine e del sogno, per esempio.

La maniera rigorosa e aggiornata con la quale continuavo ad affrontare i miei soggetti arricchiva le sorgenti e le referenze, le emozioni soprattutto, che si mascheravano d’impassibili argomentazioni. Non prevedevo che doveva inevitabilmente arrivare un momento, in cui l’insieme si sarebbe capovolto.

Nell’attesa m’illudevo di scoprire terre relativamente vergini, in ogni caso senza importanza. Credevo d’impiegare meglio, sebbene per un uso inedito, i metodi in cui ero stato istruito. Non ero lontano dal sospetto che io li riportavo sempre più contro i disegni, che erano stati trovati per essere utili. Non potei evitare che il lato notturno della natura fosse il solo che in fin dei conti mi seducesse. Applicandomi ad esplorarlo nella misura dei miei mezzi, ridiventavo clandestinamente fedele al mio istinto primitivo. Mi servivo della coerenza come un’arma per avere ragione della ragione e dimostrarne la dannosa, l’ingiusta ristrettezza.

(…)

 

Roger Caillois, in Il fiume Alfeo (Sellerio editore, 1980)

giadep:

Loredana Di Pietro su David Foster Wallace in Carteggi letterari

Originally posted on carteggi letterari:

TENNIS, TOPOGRAFIA, TRIGONOMETRIA, TORNADO. Il cosmo matematico di DFW

Ithaca, New York, Philo e Urbana-Champaign, Illinois, Amherst, Massachusetts; Yaddo, New York, poi ancora Amherst e Urbana-Champaign; Tucson, Arizona, Boston, Massachusetts, Syracuse, New York, Bloomington, Illinois, e Los Angeles, California. David Foster Wallace è stato uno scrittore statunitense ed ha vissuto in molte città, in territori assai diversi degli USA: nato sulle dolci colline a nord di New York, cresciuto nel Midwest che sarà sempre casa sua, in tournée in tutti gli stati, e in particolare nella colta New York, insegnante nelle università cosmopolite della West Coast. Da adolescente, era stato un promettente tennista, dotato della capacità di “giocare a tutto campo”, ovvero di tenere a mente in ogni momento le proprie coordinate, quelle della palla e dell’avversario, tenendo conto della variabile del vento (ci scrisse su il formidabile racconto di cui si parlerà in seguito) e…

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http://librobreve.blogspot.it/2014/07/da-la-foglia-e-due-meta-di-giampaolo-de.html#links

giadep:

Grazie a Daniela Pericone per questa lettura così precisa a Tre bei modi di sfruttare l’aria di Francesco Balsamo

Originally posted on carteggi letterari:

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La scuola dell’aria di Francesco Balsamo

di Daniela Pericone

Ci sono libri il cui incontro è così prezioso che solo con la pazienza del giorno dopo giorno ti accorgi di quanto agiscano dentro a modificare la mappa dei sentimenti conosciuti, dei valori concepiti e vissuti, movendo a nuovi confini quelli che finora erano sembrati punti fermi della conoscenza del mondo e di sé. Quando accadono incontri di tal segno è una festa del pensiero e di tutte le emozioni che lo abitano, è accaduto alla lettura dei versi di Francesco Balsamo racchiusi nella sua ultima raccolta poetica, Tre bei modi di sfruttare l’aria (Edizioni Forme Libere, 2013).
Più che una nota critica da qui nasce una riflessione che porta il crisma di una agnizione, un riconoscimento di rango di una poesia (e una poetica) che muove dalle profondità dell’essere e si porge con il garbo e la…

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6 of 12 crumpled papers - di vel.(flickr)

6 of 12 crumpled papers – di vel.(flickr)

giadep:

La soif, di Yves Bergeret, dal blog di Arsène Caens (trad. Zhang Bo)

Originally posted on CADRANS:

 La Soif est le dernier grand “poème en espace” du poète-plasticien Yves Bergeret. Composé de onze poèmes-peintures répartis en quatre mouvements, il a été créé à Paris le 14 mars 2014 dans une dramaturgie musicale entièrement développée avec le clarinettiste et compositeur Clément Caratini.

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Accrochage et enregistrement lors d’une répétition (24/02/2014)

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giadep:

Uberti è un poeta che mi ha sorpreso, qualche settimana fa ho ricevuto il suo libro Dei bui in dono – edizioni bellissime, L’arcolaio – editore gentilissimo e serio, Gianfranco Fabbri – autore che mi pare mirabilissimo. Gianluca D’Andrea ha postato alcuni suoi testi dal libro in questione in Carteggi letterari, così ringrazio anche lui!

Originally posted on carteggi letterari:

Dialoghi con altre poetiche: Milano

roberto uberti

Roberto Uberti

dei bui

Dei giorni non dispari

Allora non siamo arrivati. Il percorso
è tribolato più del previsto e più
del necessario se siamo ancora
qui, a interrogarci se il sole
è diverso ogni mattina oppure se è sempre
il medesimo che va giù di sera oltre le piccole
colline dell’inganno ingrato e risale poi
dalla parte opposta, latomare. Spigoloso.

Temibile è questo scosceso vallone nel quale
siamo finiti con tutti i nostri armenti,
buoni per andare in città e non certo
per lottare dentro questa
vallaccia inutile. Da qui il mare
è una beccaccia lontana, di ali spiegate
e immense. Da qui i suoni
sono tutti lontani, e lontani gli dei.

Occorre agire? Insediarsi nella notte
è la risposta, quando, a sole spento, arrivano
le fragorose cime verniciate di buio a illuminare
i passi che si disaddomesticano. Tutto
è per davvero finto nel prossimo paese,

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