Analia Saban

Analia Saban

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prove d’autunno (ciao estate) – G. De Pietro

Alexis Vasilikos - There Are No Things Here (1995 -2013)

Alexis Vasilikos – There Are No Things Here (1995 -2013)

http://www.versanteripido.it/intervista-martina-campi-su-cotone/

Due poesie di Stanisław Barańczak da Giornale del mattino in «Nowa Fala» Nuovi poeti polacchi (Quaderni della Fenice 77, Guanda 1981) a cura di Giorgio Origlia

 

Dormienti

Pesanti respiri dei dormienti, pesanti nuvole di sonno;
per teneri palati rotolano rauche
pesanti valanghe di respiro e sui morbidi guanciali
roteano immobili i pesanti massi delle teste;
hanno posato le teste, assonnate e pesanti
le hanno posate tutti, loro di giorno esausti
a deporre armi, false testimonianze,
a fare omaggi, delazioni, inchini,
risparmi (un soldo dopo l’altro), rapporti, ricorsi,
giuramenti, auguri (di ogni bene), visite,
firme, condoglianze, a dare querele, paterni
baci in fronte, a presentare lettere di credito,
dimissioni; hanno posato le teste come si posano
le ossa nella terra, dormono; solo respirano perché
le loro gole sono troppo invase dall’erba del sonno
per contenere un grido; solo coricati perché i loro corpi
sono troppo deboli dopo il duro giorno per
reggere la morte; solo dormono, perché le teste
sono troppo pesanti per alzarsi all’aria calda del sogno
in un ellittico volo sui tetti e sulle piazze;
pesanti respiri dei dormienti, pesanti nuvole di sonno.
Dormite. Il giorno, il giorno di cui inquieti sognate,
che vi è prossimo come una ferita fresca,
vicino come l’ellittico dolore delle orbite, ogni giorno
fin dal primo sguardo conosciuto fino alle lacrime;
questo giorno tra poco si alzerà, col lo scalzo
piede dell’alba. E si alzerà pesante, da sotto le fumanti
lastre del marciapiede, col fracasso dei bidoni di spazzatura,
da sotto i quarantenni seni appesantiti
di una donna ancora insonnolita
si sfila la camicia da notte, da sotto
le palpebre di un uomo che a tentoni
cerca la sveglia esulcerata. Sonno pesante
che si alzerà nell’aria come un piatto di bilancia
perché il giorno è più pesante, perché il giorno è subdolo
e senza avvertire salta alla gola
ogni giorno a un momento diverso, ogni giorno
più presto o più tardi di un minuto la pesante
testa del sole fluttua sui tetti. Dormite; ancora un po’
e solleverete le teste assonnate, le vostre teste pesanti
solleverete tutti, voi di giorno esausti
a rivolgere suppliche, brindisi alla salute,
a innalzare bandiere, evviva, slogan, preghiere,
mani al cielo, ringraziamenti a Dio, a saldare
spettanze, a presentare mozioni, interpellanze,
vertenze in tribunale, atti d’accusa, opposizioni,
a fare reclami, depositi sul libretto dei risparmi,
a effettuare pagamenti, proporre modifiche; sopportando
contrarietà, regolamenti, novità, umiliazioni,
torti. Dormite, dormite. Prima che il piombo
del sole vi inondi, sui morbidi guanciali
roteino immobili i pesanti massi delle teste,
per i teneri palati scivolino rauche
le pesanti valanghe del respiro, e sulla terra scorrano
pesanti respiri di dormienti, pesanti nuvole di sonno.

 

 

Oh, voi parole scritte

Oh, voi parole scritte sotto il nudo albugine della lampadina
che spia sopra la spalla, voi parole sotto l’attenta
faccia bianca del soffitto, sotto il tetto, la nuvola, il sole;

pressate nel foglio dal maglio della luce bianca,
non sapete, accecate, come il buio si addensa sul mattino,
non sapete che ogni giorno all’alba la notte deve cominciare

e che ogni giorno iniziata non può mai finire,
chiamando ogni parola a falso testimone.

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Porto il cane fuori,
porto il giorno avanti.
E l’orologio indietro
coi difetti di spazio.

Ricevi con semplicità tutto ciò che ti accade

Rashi

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La più
ammirevole
delle stagioni, il
mattino presto
 
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*
 
a C.
 
 
 come quando, a
una certa ora
della vita, ora di
nuovo silenzio, si
debbono e
vogliono
confondere le e
con gli accenti
con quelle senza,
le a con le acca e
quelle spoglie,
rivolte (le a con le
acca capovolte)
 
 
6_manon - eva vermeiren

6_manon – eva vermeiren

 

*
 
Oscillano occhi,
come foglie di
alberi. E’ un
silenzio di
fortuna
 
 
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*
 
Non di recente, i
miei capelli
scottano, i miei
denti ascoltano,
una musica
lenta, una scusa
profonda
 
 

 

bethan-h

bethan-h

 

*
 
Forse ripeto mi
ripeto domando
e domande
 
 
Alexandre Benois

Alexandre Benois

 

*
 
Ci sono un sacco
di scene che
precipita il
presente. La luce
guardacaso
segna il buio, che
regna. E mi
fischio
all’orecchio una
scena dopo. Fisso,
segue
 
 
airplane, 2006 di David Meskhi

airplane, 2006 di David Meskhi

 

*
 
Davvero tutto si
curva in tempo
 
 
Robert Frank - Les Américains ( Edition Delpire ) - The Americans ( Edition Aperture ) 1958  Page 63 - View from hotel window-Butte, Montana

Robert Frank – Les Américains ( Edition Delpire ) – The Americans ( Edition Aperture ) 1958 Page 63 – View from hotel window-Butte, Montana

 

*
 
Al cinema ho
imparato che si
può anche
aumentare in
occhi luci silenzi
e camera fissa.
Dagli astri ho
appreso che si
può pure
indovinare, e se
conviene e se
contiene un
ascendente il
buono che ne
viene
 
 
Song_Light1

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Costumes by Henri Matisse for The Song of the Nightingale, The Ballet Russes, Paris 1917.

Costumes by Henri Matisse for The Song of the Nightingale, The Ballet Russes, Paris 1917.

Originally posted on La dimora del tempo sospeso:

???????????????????????????????Giuliano Mesa

ti lascio qui
con queste nubi cariche di pioggia
striate da un bagliore
che ti risveglierà, anche domani,
quando avrai più ricordi
da pensare.

vado
nella penombra che rimane,
dove ritorno, adesso,
adesso che potrà ricominciare,
che potrei,
adesso c’è soltanto il desiderio:
lasciare, lasciare intatto
questo momento prima del dolore,
quando il dolore
è diventato nenia di conforto
e poi silenzio,
questo silenzio che sentiamo insieme,
adesso – è adesso che sappiamo,
in questo momento che divide

ti lascio qui

(Giuliano Mesa, Tiresia, 2000-2001)

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giadep:

Gianluca D’Andrea legge Cotone di Martina Campi

Originally posted on carteggi letterari:

martina campi

Martina Campi

Martina Campi

copertina-cotone-ritagliata

Cotone (nota di Gianluca D’Andrea)

Cotone è il seme e l’avventura del ricordo; ad appianarsi dopo aver reso lo strappo della parola, la sua esplosione prima della fioritura del senso, il segnale germogliante.
C’è anche l’odore di biancheria, tensione al pulito, al sublime che discende nel quotidiano, mistura di memoria e desiderio d’avveramento.
Molti testi giocano sulla sperimentazione lieve, un capovolgimento del testo: la tessitura candida nella crepitazione/trepidazione dell’avvenire.
Fiocchi volano, respirano e si depositano – queste parole – come un preavviso, l’attesa di un nuovo approdo.

Testi da Cotone

Tutte le persone
oggi avevano caldo
e scarpe aperte

dalla maglietta e dallo zaino
residui del giovedì.

Aria, un profumo
ch’è ricordo;

si parte da qui
che c’è la luce giusta.

Mah. Dipende da come
si alza il sole, mi hanno detto.

°

Non è per piacere.
Non è per dolore.
Non è per spezzare
il…

View original 573 altre parole

 

X

E io esco dallo spazio
nell’incolto giardino delle grandezze,
e colgo la costanza immaginaria
e l’autocoscienza delle cause.
E il tuo repertorio, infinità,
leggo da solo, non con gli uomini –
il selvatico, spoglio prontuario,
le tavole delle massime radici.

Novembre 1933. Mosca.

 

Lo dico in brutta copia – in un sussurro,
perché non è ancora il momento:
ci vuole esperienza e sudore per i giochi
del cielo irresponsabile.

E sotto il provvisorio cielo
del purgatorio spesso ci scordiamo
che il felice magazzino celeste
è una casa estensibile, perpetua.

9 Marzo 1937. Voronež.

 

John Zurier, Icelandic Painting (Reason for Supposing So), 2011 watercolor on linen 8x12"

John Zurier, Icelandic Painting (Reason for Supposing So), 2011
watercolor on linen 8×12″

 

 

 

Cose

 

L’armadio era di quercia

 

e non era aperto.

Forse ne sarebbero caduti dei morti.

Forse ne sarebbe caduto pane.

 

Tanti morti.

Tanto pane.

 

***

 

Piatti di creta consumati

da cui si scrosta il bianco,

siete venute nuove

a casa nostra.

 

Abbiamo imparato molto

nel frattempo.

 

 

Parallele

 

I

 

Si va, lo spazio è grande,

ci si rasenta,

si vuol parlare.

 

Ma ciò che raccontiamo

l’altro lo sa già,

 

perché sin dall’origine,

cancellata, dimenticata,

è sempre la stessa avventura.

 

In sogno ci si incontra

ci si ama, ci si completa.

 

Non si va più lontano

 

che in noi stessi, o nell’altro.

 

II

 

Voi gridate nello spazio

che si deve separare.

 

Gridate così forte

almeno verso l’altro spazio

da voi tagliato in due,

 

come se fosse sempre

e solamente voi

a non potervi incontrare

 

 

 

 

in Poesia francese di frontiera (nell’Antologia europea di Fabio Doplicher), Ed. STILB, Roma 1990

 (fonte: http://ginalabriola.tripod.com/poesia1.htm)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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