Quasi tutti gli
inverni scritti nei
volti, i lineamenti
scomparsi, i
tratti sui fogli.
Quasi tutti,
esclusivamente
scritti a mano segnati
a penna, ma
anche battuti
a macchina. A
mano per gli occhi
e le attenzioni, le
resistenze e i piovosi
rintocchi immaginari, l’
impaginazione a rimbocchi
tra il nevischio e il
minimo conforto
dei piedi freddi, le immaginazioni
di quasi tutti gli altri inverni
Walter Benjamin
KAISERPANORAMA*
Viaggio attraverso l’inflazione tedesca
in Strada a senso unico (einaudi)
III. Tutti i rapporti umani di una qualche consistenza sono investiti da una limpidezza penetrante, quasi insopportabile, a cui difficilmente riescono a reggere. Perché, stando da un lato il denaro in modo devastante al centro di tutti gli interessi dell’esistenza, ed essendo dall’altro proprio questa la barriera contro cui si infrangono quasi tutti i rapporti umani, ecco che più e più, nell’ambito naturale come in quello morale, scompaiono la fiducia spontanea, pace e salute.
VII. La libertà della conversazione si smarrisce. Se prima, tra persone che conversavano, era ovvio interessarsi dell’interlocutore, ora quest’interesse è sostituito dalle domande sul prezzo delle sue scarpe o del suo ombrello. Inevitabilmente s’insinua in ogni discorso il tema delle condizioni di vita, dei soldi. E in primo piano non stanno tanto i crucci e i disagi del singolo, dove forse gli interlocutori potrebbero aiutarsi a vicenda, quanto la disamina dell’insieme. È come se si fosse prigionieri in un teatro e si dovesse seguire, volenti o nolenti, lo spettacolo che viene rappresentato, volenti o nolenti se ne dovesse fare l’oggetto di pensieri e parole.
(*) Il Kaiserpanorama era una specie di antenato del cinema: le immagini si susseguivano dentro stereotipi a cui gli spettatori avevano accesso singolarmente
…
(*) ho fatto, o s’è fatto, stamani una sorta di collage tra i titoli ascoltati, sempre con grande sorpresa e gioia, di Elliott Smith, e:
“nessun nome mi raggiunge quasi finito
dove io lo trovo -
vi posi (o dedussi) - ritratti di me“
p.s. – non lo reputerei tanto un gioco, quanto un esercizio d’ascolto – chissà cosa ne pensate – L., M. — e gli altri! ! !In Sibyllae da Il buio e lo splendore (i Garzanti Poesia 1989)
MARGHERITA GUIDACCI
Cumana
I
(Deìfobe, di se stessa)
Del vaticinare con la foglie
Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo
quel che le foglie recano già scritto
in sé, nelle intricate nervature
simili a vene sul dorso della mano
o linee incise nel palmo. Il mio sguardo,
che segue il biforcarsi di vie segrete,
coglie ad incroci turgidi di linfa
i nodi del significato. Così
si fa più chiaro il messaggio.
Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami
la mia risposta, non è mia, e neppure
è una risposta. È la vita che parla
in ogni cosa viva, mentre passa
verso la morte. Vi pongo di mio
soltanto un giusto angolo di sguardo.
E il calmo gesto con cui, dopo averle
lungamente scrutate, affido al vento
queste mie foglie, e il vento se le porta,
esso solo compiendo
per un diritto immemorabile
il sussurrante vaticinio.
Juan Calzadilla (Venezuela)
Non ho scuse per spiegare perché non sono un altro
Non ho parole non ho scuse per non essere arrivato
a tempo a dire la verità né per non essere nato in un altro
paese
Non ho motivi di vita speciali Non ho
tre mani cento piedi nove bocche sette pugnali
Purtroppo non ho conversazione
Non so con quali frasi fatte posso calmare la furia del
mio doppio
Non ho nessun tesoro nascosto sotto la pietra dello spi-
rito
Non ho nel mio corpo una scala per
salire a posizioni soprannaturali
Non possiedo altro che la materia inconfondibile
da cui non ho potuto mai alzarmi in volo
Non ho inconvenienti a dichiararmi vinto
a fare il morto Non ho eccessi
di colpa che possano diminuire la velocità
della mia caduta
Non ho pelle inafferrabile
Non ho di certo disposizione per i dialoghi durevoli
Juan Gelman (Argentina) da Poesie col figlio
DICO COME GLI VOGLIO BENE
Camminerai, camminerai.
Cielo, aria con nome
figlio cui dico figlio senza sapere,
senza capire, e no,
come ha potuto capitarci la purezza.
Che acqua segreta abbiamo dato da bere all’amore?
Quale sostanza intatta
avevamo ancora, che cosa, che cosa
abbiamo potuto forse dare? L’amore?
O la trepidazione della gioia che sognammo?
O aprile che donava il suo mistero?
Camminerai, in cambio.
Ti metterai cogli occhi ad osservare il mondo
impuro, impuro ancora.
Molto di più che volerti bene:
ti amo con dolore.
versi tratti da GIOVANI POETI SUDAMERICANI a cura di H. G. Robles e U. Bonetti(Einaudi 1972)
Miljenko Jergović (Bosnia)
Un buon quadro di stamattina
Quella gente, una decina che partirà con l’autobus per il mare,
l’ultimo venerdì di maggio
è un buon quadro di stamattina, la osservo passando vicino alla stazione,
mi volto finché vedo l’autobus,
e loro, mi pare, si chiedano che diavolo prende a quel vecchio,
sette ore passeranno prima che vedano il mare, quel sospiro,
finché tutta l’aria non diventi un quadro nei polmoni lo sento,
centinaia di casette di pietra, centinaia di pini, e la vela
tutto ciò che non pensa ma che sente
la gente nel bus semivuoto che partirà
fra poco
versi tratti da Hauzmajstor Šulc il custode della memoria (Scheiwiller)
Krzysztof Karasek (Polonia)
IN MEZZO AL MONDO
Ho amato donne in molte città,
ma se ne sono andate.
Ho amato uccelli
ma sono volati tutti via.
Le nuvole, che ne sono un ricordo,
mi rammentano che io solo sono rimasto immobile
in mezzo al mondo.
12
I gatti sorvegliano l’autunno.
Anche i pidocchi sanno abbaiare.
Tutto, perfino il Nulla
assume la propria forma.
Sono una maggioranza minore.
13
Poesia degli occhi. Poesia delle orecchie.
Se vedo soltanto, sono forse diventato sordo?
L’immaginato è l’opposto della fede,
non della sapienza,
ciò che non senti non potrai mai capirlo.
Le cose più importanti non sono accessibili agli occhi,
nessuno può scagliarmi addosso la pietra.
Lo so da Einstein,
che lo spazio è curvo
…
28
In Russia l’aria non è fresca.
Nasci. Inspiri
e diventi russo.
versi tratti da FUOCHI DI BENGALA E ALTRE POESIE (Il Ponte del Sale)




