Cy Twombly, Cold Stream (1966)

Cy Twombly, Cold Stream (1966)

lui non va, fiuta,

è tuttofiuto e

occhibelli. Ha un

nome da angelo.

Un collare libero.

 

*

 

Stamattina il mio

Udito fa strani

giochi, fra una

pecora e un

trapano: a chi dà

vero ascolto? e

chi gli darà

ragione di realtà?

 

 

*

 

Don’t say

tongue, but

word, doubt,

step, maybe

 

 

*

 

Spero di non svegliare nessuno, fece il passero a primavera.

Anche la luce, fece lo stesso.

Tenetevi mani.

Ogni stagione è buona.

 

 

*

 

 

Un’auto nera, quieta come un gufo.

Osip Mandel’ŝtam

 

Un motorino ad acqua, la carta.

Specchio di terra, a terra. atterra.

Nel lumeggiare (Danilo Dolci)

 

 

*

 

Facci caso. Le cose che non si possono strappare. Sono anche libri, ipotesi, conquiste. Bene come spugna, incantevoli cancelli verdi verso case verdi. La base dei cuori è verde. Quanta infanzia sono le nuvole, suoni di testa grattata, cielo che prude si prevede una fitta pioggia per cui restare in casa non uscire dagli ombrelli sarà consigliabile, allora parole nubi rosee e sorde in accordo muto con quel che vuole e vede il cielo dal suo occhio celeste a fondo bianco e nero quel che vede di noi, chissà con quali miopie perfette, quali anse di tempo assi di spazio e via discorrendo. Anche senza nuvole di mezzo. Impossibile non scrivere, date le numerose teiere e i veicoli che sono parole fra respiro e respiro. Ubicazioni fra piovere e non.

 

 

Student model for the project “Finding the form of a blunt massive volume,” VKhUTEMAS in Moscow (1920-1926).

Student model for the project “Finding the form of a blunt massive volume,” VKhUTEMAS in Moscow (1920-1926).

http://thecharnelhouse.org/2014/03/23/finding-the-form-of-a-blunt-massive-volume-vkhutemas-1920-1926/

 

 

 

 

bystander that flies
that flies that excuses the shoulders
and continuous for his/her own road,
even it arrives
bystander
(*) scusate l’inglese, ciascuno traduca a proprio modo

 

Sospiro sollecita-tutto, questo

primavera, volto, mattino

insetto luminoso – il mal

di schiena, una sonnolenza

piena. Guardare  dove

va, e come viene, il

registro dell’ora, una piena

compagnia, guardare piano

piano la vita

venire (provenire, arrivare:

verbi degli insetti, del buio

e del respirare, della penombra

della luce socchiusa, di quella

sfusa, effettiva), da questo

mal di schiena, da questa

sonnolenza piena, da

primavera.

 

 

Women train to be lifeguards and swimming instructors in North Carolina, August 1941.Photograph by J. Baylor Roberts, National Geographic

Women train to be lifeguards and swimming instructors in North Carolina, August 1941.Photograph by J. Baylor Roberts, National Geographic

Andre Wyeth • Christina's World 1948 (Detail)

Andre Wyeth • Christina’s World 1948 (Detail)

Rain by Byron Barrett (flickr)

Rain by Byron Barrett (flickr)

Maya Deren, Syracuse, 1926. A present to me from her mother.

Maya Deren, Syracuse, 1926. A present to me from her mother.

Bas Van Wieringen, Circle, 2011 - drawing by a human body

Bas Van Wieringen, Circle, 2011 – drawing by a human body

G. Lemajeur, Landscape #6,

G. Lemajeur, Landscape #6,

from tumblr

from tumblr

scared of everything in tumblr

scared of everything in tumblr

Francesca Woodman, Untitled, Providence Rhode Island, 1975-78.

Francesca Woodman, Untitled, Providence Rhode Island, 1975-78.

Josef Albers, Leaf Study VI, ca. 1942 leaves, colored paper, adhesive

Josef Albers, Leaf Study VI, ca. 1942 leaves, colored paper, adhesive

giadep:

Muta vocale, stare zitti dalla prima volta, fino all’ultimo voto. E’ proprio vero, non ne sa niente, il politico medio, quello al potere, non ne sa niente di noi. Il giornalismo si è ridotto, il giornalismo medio, a un morboso attacco alla nostra desistente “serenità”, resistente angoscia – retinente latta contro cui non serve neppure battere la testa, per farla risuonare. Stiamo bene, o stiamo male, non è “affare pubblico”, no – non il nostro caso, e neanche quello della cronaca cronica di un telegiornale. Se prendiamo, poi, anche la carta stampata, anche quella culturale, rischia la noia mortale nella sua ripetizione – stiamo parlando sempre della stampa media (quella che “può” arrivare, ci sono i mezzi i fondi, i soldi insomma per distribuirla) – di nomi propri e comuni, di sentimenti quasi azzerati, alterati, stantii, che spesso fanno anche passare, spassano, già, “per giovani” – e allora viene davvero voglia di voltare le spalle, e non votare mai più, per nessuno di loro, che tanto hanno, uno dopo l’altro, le stesse facce di culo, culo rifatto s’intende, e dicono pure, pronunciano parole come “cittadini”, “bene pubblico” e ogni altra formuletta che non contiene neanche un po’ della nostra vera vita sulla faccia della terra, del giorno, dell’esigenza, della necessità come stato collettivo, dunque personale

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Moscow 1959

Moscow 1959

 

Max Kuiper

R\A\W M\A\T\E\R\I\A\L \ # 1451 \ parts of postcards combined – from personal collection \ Max Kuiper \ 6\oct\13

 

 

t i  p e n s o ,  r e g i s t r o  u n  m o v i m e n t o

 

 

 

 

 

 

(http://maxkuiper.com/)

Il Curriculum Vitae di Italo Calvino.

 

Che bello questo film di Mike Mills, regista che così si auto-dichiara  un Beginner. Non conoscevo affatto quest’artista americano che, a quanto pare, ha girato parecchi video musicali e, immagino, cortometraggi. Si è pure inventato delle magliette e altri capi “a modo proprio” (consultabili nella sua pagina in rete).

(Dato che sto per raccontarvi a mio modo e mia interpretazione il film, potre[s]te non proseguire[con]la lettura, ma procurarvi il film, guardarlo, e ritornare qui subito dopo).

Siamo, in due, davanti alla tivù per caso, come capita qualche volta negli ultimi anni, e abbiamo la fortuna di incontrare Beginners, per l’appunto – storia di principianti (da subito si ha l’impressione di una narrazione autobiografica) – un (confusissimo) figlio (interpretato alla perfezione, si direbbe, da Ewan McGregor), soprattutto, lo è, dinnanzi alla dichiarazione dell’omosessualità del padre (interpretato da un magnifico Christopher Plummer, pluripremiato per questa suo ruolo da “non protagonista”), pochi giorni dopo la morte della madre, e alla malattia dello stesso, e il doversi prendere cura di lui (personaggio davvero molto eccentrico e vitalissimo, un adolescente nel corpo di un gigante, sia pure intendendo il suo ego, la sua umanità esuberante!) nell’ultimo periodo della sua vita: un attraversamento, nella malattia e nel tempo, e tutto questo tramortimento (questo e l’altro, la vita, l’innamoramento, lo stordimento di ogni passaggio e di ogni nuovo “spettacolo” dello spazio che si e ci attraversa), per il quale passa tutta l’infanzia, la “stramba” figura materna, l’amore “impossibile” tra i genitori, la loro decisione di continuare comunque, di amarsi e non appassionarsi, forse, riversandolo poi sul figlio che ne è del tutto coinvolto, inequivocabilmente, anzi – in chiave di lettura davvero magnifica, triste e “perfettibile” – proprio traumatizzato. Lode, inoltre, alla bellissima e intensa Mélanie Laurent, l’incontro, chiaramente complicato, d’amore del protagonista del film. Colonna sonora coinvolgente e valore aggiunto alla sensibilità di questa prodigiosa* regia.

 

 

 

 

 

(*) S’intende così quell’arte che non nega ancora un possibile mondo poetico nel reale e contraffatto mondo, non solo cinematografico (o artistico)

 

 

Dà voce a

un’intera sfera di

crescere. Se io

me ne sto

andando, scegli

tu per che

strada, strada e

non perché, che

e non quale.

(santo passare)

 

gli insetti

Immagine morsa

 

 

 

 

 

Non c’è mai una nuvola di troppo fra quelle in bagaglio.

 

 

 

 

 

 

mano paracadute

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