.. E forse un giorno, se non perderemo la speranza, noi ci ritroveremo.
Mimi in Tournée di Mathieu Amalric
 
 
 
Apro il portone di
casa nostra
passa un uccello
sopra la porta e
sopra la testa
possa volare
anche l’ora al
pomeriggio
restare come la
luce che ruota
piena e vuota
fino a colmare il
cielo di un
giorno nell’altro il tempo
mai la mancanza
tutta questa
mancanza che
crea e crea
aerea e sensibile
come il presente
delle nostre
mani i nostri
trascorsi mattini
a parlare al
futuro come
fosse l’uccello questo
plurale a volare  sopra la
porta di casa
nostra e la testa
fino davanti al
portone ad
aspettare
ancora.

edge-of-somewhere

Quasi tutti  gli

inverni scritti nei

volti, i lineamenti

scomparsi, i

tratti sui fogli.

Quasi tutti,

esclusivamente

scritti a mano segnati

a penna, ma

anche battuti

 a macchina. A

mano per gli occhi

e le attenzioni, le

resistenze e i piovosi

rintocchi immaginari, l’

impaginazione a rimbocchi

tra il nevischio e il

minimo conforto

dei piedi freddi, le immaginazioni

di quasi tutti gli altri inverni

Arrival - Gale Antokal

Arrival
2007
chalk, graphite, flour, ash on paper
23.5″ x 14″ (30″ x 21″ frmd)

cosa ascolto e sempre leggo e chi

 

Walter Benjamin

KAISERPANORAMA*

Viaggio attraverso l’inflazione tedesca

in Strada a senso unico (einaudi)

 

III.  Tutti i rapporti umani di una qualche consistenza sono investiti da una limpidezza penetrante, quasi insopportabile, a cui difficilmente riescono a reggere. Perché, stando da un lato il denaro in modo devastante al centro di tutti gli interessi dell’esistenza, ed essendo dall’altro proprio questa la barriera contro cui si infrangono quasi tutti i rapporti umani, ecco che più e più, nell’ambito naturale come in quello morale, scompaiono la fiducia spontanea, pace e salute.

VII.  La libertà della conversazione si smarrisce. Se prima, tra persone che conversavano, era ovvio interessarsi dell’interlocutore, ora quest’interesse è sostituito dalle domande sul prezzo delle sue scarpe o del suo ombrello. Inevitabilmente s’insinua in ogni discorso il tema delle condizioni di vita, dei soldi. E in primo piano non stanno tanto i crucci e i disagi del singolo, dove forse gli interlocutori potrebbero aiutarsi a vicenda, quanto la disamina dell’insieme. È come se si fosse prigionieri in un teatro e si dovesse seguire, volenti o nolenti, lo spettacolo che viene rappresentato, volenti o nolenti se ne dovesse fare l’oggetto di pensieri e parole.

(*) Il Kaiserpanorama era una specie di antenato del cinema: le immagini si susseguivano dentro stereotipi a cui gli spettatori avevano accesso singolarmente

(*) ho fatto, o s’è fatto, stamani una sorta di collage tra i titoli ascoltati, sempre con grande sorpresa e gioia, di Elliott Smith, e:

“nessun nome mi raggiunge quasi finito

dove io lo trovo -

vi posi (o dedussi) - ritratti di me

 
 
p.s. – non lo reputerei tanto un gioco, quanto un esercizio d’ascolto – chissà cosa ne pensate –  L., M.  —  e gli altri! ! !

In Sibyllae da Il buio e lo splendore (i Garzanti Poesia 1989)

MARGHERITA GUIDACCI

 

 

 

Cumana

 

 

 

I

(Deìfobe, di se stessa)

Del vaticinare con la foglie

 

 

 

                                                     Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo

                                                     quel che le foglie recano già scritto

                                                     in sé, nelle intricate nervature

                                                     simili a vene sul dorso della mano

                                                     o linee incise nel palmo. Il mio sguardo,

                                                     che segue il biforcarsi di vie segrete,

                                                     coglie ad incroci turgidi di linfa

                                                     i nodi del significato. Così

                                                     si fa più chiaro il messaggio.

                                                     Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami

                                                     la mia risposta, non è mia, e neppure

                                                     è una risposta. È la vita che parla

                                                     in ogni cosa viva, mentre passa

                                                     verso la morte. Vi pongo di mio

                                                     soltanto un giusto angolo di sguardo.

                                                     E il calmo gesto con cui, dopo averle

                                                     lungamente scrutate, affido al vento

                                                     queste mie foglie, e il vento se le porta,

                                                     esso solo compiendo

                                                     per un diritto immemorabile

                                                     il sussurrante vaticinio.

Geneviève Lassus Nov. 2011 - Pastels à l'huile sur papier 64x110 cm

 

Juan Calzadilla (Venezuela)

 

Non ho scuse per spiegare perché non sono un altro

Non ho parole non ho scuse per non essere arrivato

a tempo a dire la verità né per non essere nato in un altro

          paese

Non ho motivi di vita speciali           Non ho

           tre mani cento piedi nove bocche sette pugnali

Purtroppo non ho conversazione

Non so con quali frasi fatte posso calmare la furia del

          mio doppio

Non ho nessun tesoro nascosto sotto la pietra dello spi-

           rito

Non ho nel mio corpo una scala per

                                         salire a posizioni soprannaturali

Non possiedo altro che la materia inconfondibile

                    da cui non ho potuto mai alzarmi in volo

Non ho inconvenienti a dichiararmi vinto

           a fare il morto          Non ho eccessi

                     di colpa che possano diminuire la velocità

                               della mia caduta

Non ho pelle inafferrabile

Non ho di certo disposizione per i dialoghi durevoli

 

 

Juan Gelman (Argentina) da Poesie col figlio

 

DICO COME GLI VOGLIO BENE

 

Camminerai, camminerai.

Cielo, aria con nome

figlio cui dico figlio senza sapere,

senza capire, e no,

come ha potuto capitarci la purezza.

Che acqua segreta abbiamo dato da bere all’amore?

Quale sostanza intatta

avevamo ancora, che cosa, che cosa

abbiamo potuto forse dare? L’amore?

O la trepidazione della gioia che sognammo?

O aprile che donava il suo mistero?

Camminerai, in cambio.

Ti metterai cogli occhi ad osservare il mondo

impuro, impuro ancora.

Molto di più che volerti bene:

ti amo con dolore.

 

 

versi tratti da GIOVANI POETI SUDAMERICANI a cura di H. G. Robles e U. Bonetti(Einaudi 1972)

Geneviève Lassus Nov. 2011 - Pastels à l'huile sur papier 65x50 cm

 

Miljenko Jergović (Bosnia)

 

Un buon quadro di stamattina

 

Quella gente, una decina che partirà con l’autobus per il mare,

l’ultimo venerdì di maggio

è un buon quadro di stamattina, la osservo passando vicino alla stazione,

mi volto finché vedo l’autobus,

e loro, mi pare, si chiedano che diavolo prende a quel vecchio,

sette ore passeranno prima che vedano il mare, quel sospiro,

finché tutta l’aria non diventi un quadro nei polmoni lo sento,

centinaia di casette di pietra, centinaia di pini, e la vela

tutto ciò che non pensa ma che sente

la gente nel bus semivuoto che partirà

fra poco

 

 

versi tratti da Hauzmajstor Šulc il custode della memoria (Scheiwiller)

 

 

Krzysztof Karasek (Polonia)

 

IN MEZZO AL MONDO

 

Ho amato donne in molte città,

ma se ne sono andate.

Ho amato uccelli

ma sono volati tutti via.

Le nuvole, che ne sono un ricordo,

mi rammentano che io solo sono rimasto immobile

in mezzo al mondo.

12

I gatti sorvegliano l’autunno.

Anche i pidocchi sanno abbaiare.

Tutto, perfino il Nulla

assume la propria forma.

Sono una maggioranza minore.

 

13

Poesia degli occhi. Poesia delle orecchie.

Se vedo soltanto, sono forse diventato sordo?

L’immaginato è l’opposto della fede,

non della sapienza,

ciò che non senti non potrai mai capirlo.

Le cose più importanti non sono accessibili agli occhi,

nessuno può scagliarmi addosso la pietra.

Lo so da Einstein,

che lo spazio è curvo

 

28

In Russia l’aria non è fresca.

Nasci. Inspiri

e diventi russo.

 

versi tratti da FUOCHI DI BENGALA E ALTRE POESIE (Il Ponte del Sale)

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