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Ascolto da qualche tempo – il tempo di un ascolto non è numerabile, non databile s’intende (facciamo che ne ho ripreso l’ascolto oggi, una settimana fa – due mesi fa – poco fa; è dunque probabile che lo abbia già detto/scritto/suggerito in queste “pagine”, o su questo canale in passato) – questo album, immagino autoprodotto di(e da) Will Oldham, anche conosciuto come (dunque, a.c.c.) Bonnie ‘Prince’ Billy.

Penso alla polvere del sole – o, come potrebbero chiamarsi quei miraggi piccoli del quotidiano, e anche domestici, quando la luce profondamente malinconica, in casa e “dentro” i vetri, crea un suo inarrestabile “corpo – e anche corso – di gioia”. Pulviscolo sonoro che fa una bella opera. La sua semplicità.

L’artista americano  prolifico e “multiforme” nella sua incantevole presenza, che anni fa ho potuto incontrare (ascoltare) dal vivo per un concerto estivo sotto la luna (e anche a lei dedicato) in una fortunatissima serata in un luogo di campagna, nella provincia di Catania – ha un sembiante così appassionante, direi un canto che si altalena tra melodia, “americanità” (folk, lo chiamerei) e sua personalissima “forma” poetica, da non voler che continuare a cercarne di sue opere. Dove il leggero tratta l’oscuro così gentilmente (gentile, brusco, imperfetto e fantastico), e non “correttamente” – dove ogni arrangiamento, a volte in presenza di una “voce accompagnatrice-sostenitrice” o presenza femminile naturalizzata alla sua, ogni chitarra e il senso di una costruzione sonora danno più il risultato di un “piccolo trionfo”, che non di una canzone nel senso più popolare del termine. E non, per forza, enfatico.

Scrivo tutto ciò, scegliendo felicemente l’emozione, e non le definizioni, per l’appunto.

Bad man, terzultima traccia di questo boscosissimo album, può dire molto di quanto si provi all’ascolto, o vi si trovi anche ad occhi aperti.

Il brano che più mi accompagna in questi giorni, è il primo dell’album in questione (omonimo e pare irreperibile, se non direttamente ai suoi concerti)  che fa così e mi sembra di poter chiudere con questi versi:

I heard of a source down far in the east
Forbidden of course to all but the least
And I heard of a spring from someone who drank
Holes in my mind, I forgot who to thank

Wash my hands
Clean my tongue
I don’t want to go to hell anymore

My dad was a bear, my mom was a skunk
My brother exploded the thoughts that he thunk
We came from a hill where all we could see
Was the routes and the eyes that were all closed to me

Anything can end suddenly
Still I want some love for me

 

 

 

Anzi, chiuderei con questo ascolto, che però viene da un disco di qualche anno dopo (pochi anni fa):

 

https://www.youtube.com/watch?v=kVqlfYVYaz0

 

 

 

Grazie, Gianluca

Gianluca D'Andrea

giampaolodepietro Giampaolo De Pietro

NUOVI INIZI – IL DESIDERIO E LA SOSTA: Abbonato al programma delle nuvole di Giampaolo De Pietro, L’arcolaio, Forlì 2013.

E se il canto sgorga autentico da un petto
gagliardo, alla fine si scolora,
svanisce tutto quanto, e solo restano
la vastità, le stelle ed il cantore.

Osip Mandel’štam

abbonatoalprogrammaEvocare, portare la voce fuori, ricordare che il contatto è la prima esigenza, il desiderio di costituire la relazione, il dialogo. L’implicazione anelante, la ricerca dell’aderenza all’alterità, scandiscono il terzo libro di Giampaolo De Pietro, autore catanese nato nel 1978 e redattore di Incerti editori, coraggioso progetto d’editoria indipendente.
Il divenire temporale, l’eternità sfuggente del fluire, caratterizzando la prima sezione di Abbonato al programma delle nuvole in negativo, sono i segnali di una forte aspirazione ideale, la percezione che la parola può riprodurre una tensione etica, proprio partendo dal desiderio:

Vorrei lavorare
sui piccoli rumori
del tempo…

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Furtivamente, nel gocciolante intervallo

fra due scrosci, uscii a guardare.

E un luna schermata aveva allargato i suoi raggi

a compasso su un monte a forma di cono

nella foschia di mezzanotte – come

se il responso finale fosse il suo,

e fra le due aste misurandosi

più alto svettò il monte, in sé raccolto:

così fra due mani l’amore terrà un volto.

 

Ahti Lavonen (Finnish, 1928-1970), LANDSCAPE. Oil on canvas, 46x60 cm.jpg

 

 

*

ritornare alla parola

fante come pietra

ora in bocca

tocca voce

ridere

ridere

.

ritornando alla sorpresa

una scia sedimentosa

come prima

più che poi

una pipa tocca a te

non aspiri ma rilasci e (sài di

.

bruciato),

vita praticata

un rigo di via

decidere

decidere,

          non sai mai

(ritornando alla parola, ritornare alla sorpresa)

 

Wilhelmina Barns-Graham, Stromness, 1986, pencil & wash on paper

 

 

Paul Klee, city drawings,.jpgPaul Klee, city drawings.jpgPaul Klee, city drawings..jpgp.klee

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thanks to Donna Fleischer:

 

CIMG0154-.jpgAl museo delle Pulci contemporanee, domenica – Catania, Giampaolo De Pietro