di Jolka Milič

http://www.filidaquilone.it/num052milic2-utf8.html

di Jolka Milič

http://www.filidaquilone.it/num021milic.html

Ballata per Metka Krašovec: https://www.casadellapoesia.org/e-store/multimedia-edizioni/ballata-per-metka-krasovec/introduzione

Un saluto caro con inchino a Jolka Milič

Vsepovsod nebo
čez goro
in vodó

Vsepovsod voda
preko glave
pa do groba

Vsepovsod kamen
iz žile v žilo

amen


*

Cielo dappertutto
dietro il monte
e l’acqua

Acqua dappertutto
sulla testa
fino alla fossa

Pietre dappertutto
di vena in vena

amen


*

NEKAJ ostane
nazadnje vedno nekaj ostane

nitka iz puloverja
list iz dnevnika
z datumom 22. september
prazna steklenica
odtis ustnic na robu kozarca
listek na kljuki
                   PRIDEM OB PETIH

in mnogo neizgovorjenih besed
in mnogo molčanj
                       ostane

nazadnje vedno nekaj ostane
še tako majhno
še tako tiho
še tako na robu


*

QUALCOSA resta
alla fine resta sempre qualcosa

un filo del pullover
un foglio dal diario
con la data 22 settembre
una bottiglia vuota
l’impronta delle labbra sull’orlo di un bicchiere
un biglietto sulla maniglia
                               VENGO ALLE CINQUE

e rimangono
tante parole non espresse
                  e tanti silenzi

alla fine resta sempre qualcosa
per piccolo che sia
per silenzioso che sia
per marginale che sia


MAH

Samo jaz in ti
v snegu prhlem
veje čiste
in ostre
mesarijo mraz

Samo jaz in ti
izza rosnih šip

*

Mraz
čist in dober
brezov mraz
drobna tančica
izparevanja ptic


MUSCHIO

Solo tu ed io
nel nevischio
i rami puliti
e taglienti
straziano il gelo

Solo tu ed io
dietro i vetri umidi

*

Un freddo
puro e gradevole
un freddo incredibile
un sottile velo
evanescente di uccelli

dalla raccolta Mah (Muschio), 1981

fonte: http://www.filidaquilone.it/num017milic2.html

suo libro dagli amici di Casa della Poesia: https://www.casadellapoesia.org/e-store/multimedia-edizioni/cuore-legato-a-un-filo/introduzione

ci sono radio frequenze, certe mattine che ritmo è radice (e sempre, sarebbe, anche cielo e passo) – poiché il mattino è sempre una stazione a onde radio.

Once the soil has been spoiled the whole crop’s corrupt, that’s why we need the grassroots working from the ground up.

Kimya Dawson (che scopro adesso)

https://kisamitaruha.tumblr.com/

Letturina in parole e immagini a La domanda della sete, con Il silenzio è cosa viva e L’angelo teppistello di Chandra Livia Candiani

(…)

quanto ti vedo

vedo bene.

C’è questa scrittura, che non è mica un manifesto al, del, o un rispondere alle nostre vostre loro domande. C’è questa poesia che tiene sveglia e sveglio chi la incontra. Forse perché chi la scrive (e corrisponde) ha una domanda sempre accesa, aperta, fitta. Forse perché la poesia non è un lusso per chissà quali mondi altisonanti, che cantino alle cose ultraterrene vagolando chissà a che quote di imprendibilità. Imprescindibilità, magari. Eleganza del poterci e pure del non saperci. I ma e gli altri avverbi avventurieri.

I verbi che coniuga questa sveglia poesia sono così domanda e così cercare insieme sapendo di quanti elementi siano e stiano dentro il respiro, dei nostri sensi (no, non cercando un senso – ma praticando i sensi, cinque, nostri, vostri, miei, tuoi, suoi, loro), ancorati e pure liberi a e dai nonsensi di osservare comprendendosi in questa costante rappresaglia (rappresaglia?) tra cielo e terra – viversi, vivere sì, sognando(si) e poi i verbi all’infinito delle rivolte sul posto, al presente.

(…) – come una nuvola deserta – (…)

C’è questo trattare rispettosamente il nostro stesso male. E non per perdonare come programma. Ma per comprendere, magari. L’esistere semplicemente di questi paesaggi abitati, in questi e altri giorni, dal dolore. Chi sono i passeggeri?

C’è questa voce piccola e ferma nel suo tremore d’elemento – sveglia, si parla:

Avanzo verso di te

e non hai ancora deciso chi sono

scopro nei millimetri

che non lo deciderai, stai.

(…)

Un guardare, guardandosi, un toccare che è la ricerca della parola stessa, pure a toccare.

Monti, cielo, le persone, c’è la natura che così com’è sa accettare la morte, perché la vita comprende e non è certo sua nemica, la vita la comprende e la paura non è una bandita che va incriminata perché se ne ha paura.

C’è una gratitudine di colori forti precisi, a volte pure astratti bianco e neri. Come la poesia che, improvvisamente è un concreto inchino precipitoso calmo, a colmarci di una sveglissima domanda su noi stessi, e quindi su questo stare e non volere altro, adesso.

C’è e non c’è. Come la presenza che, ogni poesia dovrebbe, può, più che altro. Ogni libro di poesia è una piccola apparizione di vita, potrebbe esserlo, di stato di fatto e di mistero nella stessa vita, silenzio spazio respiro che respira, adesso, al mondo. Fa e compie le sue  semplici magie.

Senza presunzione alcuna, con questa sì inevitabile forma della resistenza al, nel mondo. E una domanda sul tempo che spazia.

Il mondo, animale, vegetale, minerale. Come fossero tutti (e lo sono) in ascolto, in cammino, presenti, svegli. Esempi per questo nostro stato di veglia un bel po’ ottuso, potremmo anche dire.

Ma questa scrittura, come la poesia (e il suo e i suoi “poveri poteri”, i più grandi come respirare) non giudica affatto, non ne è capace, con tutto il suo coraggio e la paura accolta. A un libro così, così come altri non sono, un libro così, senza pretenderlo, ma proprio per suo modo di “fare” al mondo, va molta gratitudine. Dall’infanzia di tutti, tutti coloro che possono leggere e incontrarsi.

*

Dentro il fiume

non essere risoluti

balbettare e inciampare

lasciare l’adozione terrestre

senza alleanze navigare

faccia al cielo

il corpo battello.

Lasciarsi guardare

dalle luci celesti,

la franchezza della paura

è un nadir

che cura i polsi

e regola le direzioni.

Se ti senti frantumabile

hai un punto di forza

da cui sentire.

*

**

C’è un libro immerso, un altro, aperto al grande respiro come una sincera radura (potrebbe essere altrimenti, la radura? Essa va verso il bosco) di Chandra Livia Candiani, uscito nel 2018 con il titolo Il silenzio è cosa viva L’arte della meditazione. L’autrice, non disponendo in versi il suo cammino, stavolta, racconta come ha incontrato la meditazione, e la meditazione, il silenzio vivo ha scoperto lei – come percorso inevitabile, “scelto” da tale inevitabilità di cammino e ricerca. Lirico e toccante. Commovente nel suo non pretendere, proprio non nella sua natura, di istruire alcuno; eppure così ricco e vibrante di cose da ascoltare, di silenzio come vissuto davvero da considerare, comprendere (prendere con sé).

E c’è un libricino, proprio un libro “nano” (Storie in trentaduesimo, la collana), L’angelo teppistello ricevuto qualche settimana fa, e uscito pochi mesi fa, per le edizioni Dante & Descartes di Napoli – qui, l’autrice “cammina” ancora, incontrando i bambini delle periferie (di Milano, del mondo, perché ogni periferia è centro che “ritorna”, di mondo vissuto) a scuola, portandosi con la poesia, semplicemente, all’ascolto e l’insegnamento, sì, dell’importanza di essere parola, in mezzo al silenzio per poterla sentire, come corpo, come riconoscenza, casa, lingua che ospita davvero noi, bambini con la nostra infanzia, la nostra ferita. I bambini, insieme e da soli, con questa maestra veramente magica (!), che non ha bacchette ma i suoi minimi semplici naturali strumenti (sonori, un po’ segreti e pure buffi, necessari) scrivono, e sono le poesie più sperimentali, più nuove mai lette.

Grazie!

Giampaolo

Che poeta magnifica.

https://altcomics.tumblr.com/post/639560796971630592/charlotte-salomon

In un centro di smistamento di rifiuti, in Russia

hanno filmato, ce lo racconta in queste ore un giornale italiano,

il “pescaggio” di un gattino, bianco e nero, dentro un sacco;

l’uomo che lo ha trovato, aprendo l’involucro ha sentito il cuore

e il morbido essere lì nascosto, chissà che fusa; il video mostra

le carezze liberatorie che l’uomo fa al gatto. Buon anno nuovo, ecco.

Henri Cartier-Bresson