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Con questo bellissimo e limpido sorriso, Sarah Hijazi ha denunciato il mondo delle discriminazioni criminali – con la sua vita (…) – credo che criminale sia ogni forma di violenza e di razzia, questi dovrebbero essere considerati reati da parte di polizia e governi. Questo bellissimo volto denuncia cosa tutt’ora – non è e non può essere “un fatto culturale”! – accade: violenza e tortura nei confronti delle persone, semplicemente perché queste sono chi sono e sono atte alla pace di accettare l’altro, così per come (e chi) è.
Credo che “noi civili” dovremmo non sopportare più che ciò accada e venga messo in pratica da “istituzioni” o persone, gruppi, gente armata e priva di senso civile, etico e direi e diremmo intelligenza (capacità di intendere e volere? volere bene?!?); credo che ogni politica debba vietare e incriminare ogni pensiero di violenza e discriminazione. E allora prendere il vero senso della giustizia come unico e solo, e non si tratta di antropocentrismo, ma di umanità. Educare al fatto che tutti ne disponiamo e tutti dobbiamo (dovere) esercitarla.

Giorni fa, ho avuto l’impeto di scrivere così, in relazione alla scoperta fotografica del sorriso di questa giovane donna.

Oggi rifletto sulla paura che fa, ad esempio, l’omosessualità. Paura. Omosessualità. Due parole che connotano. La seconda, che ha per “doppio” sessualità – che sarebbe pure privato, intimità e due miliardi di altre belle e segrete “faccende” tutte personali e comunque particolari, sì, particolari. Perché doversi occupare di questa privatezza, nominando una persona, “generizzandola” e poi temendola, perché magari non ha non fa, nel suo “modo di amare”, quello che faccio e amo io?

Conosco persone, che si battono per una specie di giustizia, spesso molto intellettuale, che magari temono, anch’esse, una “cosa” come l’omosessualità, sarà per loro “cultura”, loro personale “non accettazione”: e sempre mi dico, il problema dovrà/dovrebbe/potrà/potrebbe cercare di risolverlo, chi non accetta, chi non sa accettare, per paura forse anche di sé.

E’ un mondo (una cultura, una società) fondamentalmente machista, questa. S’intende, quella occidentale? Direi quella “umana”, quella spesso al maschile, per dirla così.

Dovremmo porci delle domande. Su cosa è considerato “non sano”, ad esempio. E credo per prima istanza, lo è e lo sarebbe, l’intolleranza. Dovrebbe essere messa al bando, per dirla così, ma allora sarebbe ancora “emarginazione”, sarebbe ancora razzia. Dovrebbe curarsi? Hanno mai inventato una cura, magari una qualche parrocchia, per l’intolleranza e l’omofobia? Non credo si sia mai neppure pensato. Eppure è un reato, si trasforma in ciò, anche le battutine omofobiche potrebbero diventarlo, qualcuno, in modo un po’ “estremo” e a tratti bigotto lo direbbe sul bere un bicchierino, che poi porterà (potrebbe) all’alcolismo, che so.

Dovremmo stare attenti, pensare che è la paura a non renderci liberi. E il continuo giudizio, il continuo sentenziare che il nostro mondo, e modo (offuscato talvolta da un’arroganza che ha un sapore tutto segreto e amarissimo di chissà che profonda paura, anche di noi stessi) sia quello giusto, sano, corretto.

Ciascun genere è ed è parte della persona che lo abita.

Questa è legge della natura. Magari non della vostra cultura, interiore-esteriore.

Ma le persone amano e fanno l’amore con chi vogliono, sono felici coi loro occhi le loro vesti i loro personalissimi modi e mondi, che spesso sono molto più rispettosi dei vostri, avendo fatto a cazzotti con le proprie paure e di certo facendo pace anche con voi che ancora state lì a ficcare il naso nei loro affari privati, senza magari rendervi conto che avete una paura che lo stato e i governi avallano, alimentano, hanno in qualche modo (ottuso, disonesto, insano) generato.

Siate più generosi, prima di tutto con voi stessi, e dicendo voi e tu pensate a noi e io.

 

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Tra i libri recentemente ricevuti dalla nostra Associazione c’è questo piccolo gioiello: ‘Due’, di Giampaolo De Pietro.
Il volumetto, edito dalle curatissime Edizioni dell’ombra e il cui titolo rimanda a ‘Two Stories’, il primo volume edito dalla Hogarth Press, contiene due poesie ispirate da Woolf e una incisione di Gaetano Bevilacqua, oltre alla foto di Leonard e Virginia scattata da George Duckworth. È composto e impresso a mano con caratteri mobili Garamond e Garaldus su carta amalfitana, Hahnemühle e Fedrigoni in una tiratura di 30 esemplari e 3 prove.

 

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