Con questo brano di Pedro the lion, nome d’arte del musicista David Bazan, riapro probabilmente ciò che mi lega ai miei “vecchi gusti musicali”. Questo pezzo mi fa fare sempre uno “scatto di brivido” sul posto. Buon ascolto.

Ultimamente posto tanto, anche tanto nel senso del troppo – è che scopro una certa libertà di movimento, nel mio personalissimo vecchio blog! E mi rendo conto di mantenere anche quel senso del ‘di getto’ – che forse fa sì che una data immediatezza parli e perduri qui (ad esempio, ho riletto il piccolo pezzo su Dalla e non è che non mi sia reso conto degli innumerevoli “davvero” sfoderati e lasciati lì a fortificare probabilmente il sentimento che muove quelle considerazioni). Perdonatemi, se il troppo vi confonde, magari. Ma, la cosa strepitosa! è che siete liberi di chiudere e riaprire, liberi pure di non criticare, insomma, di leggere e non leggere, di ascoltare e chiudere, con un solo click, con un solo dito, di interessarvi o meno, di curiosare o no. Di sapere chi io sia, mio nome e cognome, non reperendo da nessuna parte un mio confezionatissimo curriculum vitae. Saluti, e anche salute,

Giampaolo

i’ve got my eye on the finish line

Pedro the lion

I giorni hanno

preso la strada

dell’innamorame

nto, il periodo ha

posto l’aggettivo

dopo il verbo, la

via del

malcontento ha

fatto pacchetto

indirizzato a se

stesso il nome

profilato per un

fine dismesso

parvenza

d’insensato

rifiuto d’altro

lato indesiderato

accanto al

corollario del

fiato dal buio

improvviso al tu

assolato,

fanbagno

quell’altro

assoluto sfinito

prima ancora

d’essersi provato

a specchiare a

sforare dal nulla

e d’un canto

spaesato, il sole

coniuga verbi

sull’orlo degli

occhi, la pioggia

si tira su con le

spalle e intoni

nomi e cognomi

al cadere

battendo su

chiome comuni

schiene, la luna ha

un appetito

fuori luogo

chissà che

bocche da

sfamare, non

hanno certo

preso – né dato loro pillole per

la fame

Vincent van Gogh (1853-1890), Corridor in the Asylum (1889)

Vincent van Gogh (1853-1890), Corridor in the Asylum (1889)

Lee Chang-dong, Poetry

Lee Chang-dong, Poetry

Marc Riboud      The Dive, Martinique     1986

Marc Riboud The Dive, Martinique 1986

Mats Gustafson

Mats Gustafson

lucjan on tumblr (http://lucjan.tumblr.com/)

lucjan_ on tumblr (http://lucjan.tumblr.com/)

Aleksandr Malinon

Aleksandr Malinon

Per affacciarsi

dal calendario

occorreva

sparire, e

occorrerà

abitare anche la

carta, i nomi dei

santi, la esse

puntata e i

numeri a scalare.

Rimandare gli

studi di

astrologia,

piuttosto.

Occorre

sporgersi, poi,

credere a tutto,

credere tutto e,

di tanto in tanto,

non solo la notte,

riposare

solo un attimo

solitario.

Coniugando il

verbo presente,

io mi ancoro, tu

ancori me, ti

ancori in me, e a

me provi così il

tenermi, che non

so bene cosa

provi tu, fino in

superficie, perché

mi ancoro a te, e

immagino

semplicemente

che tu fai lo

stesso a me.

Intanto, solo un

attimo solitario.

A renderci il

leggero, tutto il

leggero

impossibile. Quello

che nutre

l’immaginazione,

del verosimile,

dell’animale.

Questo bilancio

di corse, bianco

di zucchero e

sale che sale il

più possibile, il

mai più

raffinabile.

Testare bilance,

trovare stanze,

provare sillabe

polsi e guance.

Immergersi dentro

al taschino del nome,

che magari ci trovi

anche il cognome

esatto, ad appartenere.

una piccola storia

fortuita della

noncasualità.

Terry Winters

Terry Winters

Yasuhiro Ishimoto’s Tokyo, 1953-58

Yasuhiro Ishimoto’s Tokyo, 1953-58

Guglielmo Ori, 2014, Untitled, pen and watercolors on paper, 29x42 cm

Guglielmo Ori, 2014, Untitled, pen and watercolors on paper, 29×42 cm

spez-

zo una (mezza)

lan-cia

a favore di chi

las-cia

qual-cosa a metà –

non abbandonando-lo

del tut-to

magari lasciando

il dub-bio

come destino fa

– l’impegno a quando

e per come

la cosa stessa

crescerà –

il frut-to non sa, ma l’albero sì

che maturerà

dal torso-lo in poi – poi cadrà

dentro chi lo mangerà – a metà –

diviso in due

parti divisibili in altre, fra altri

JIŘÍ VALOCH

JIŘÍ VALOCH

svolgo
giallo un silenzio
lo rivolgo a te
che credi forse
il giorno
sia nero, faccio
che una sabbia
ci si posi a
tiepidi granelli
sulla guancia, e
faccio pausa dal
mio zigomo ai tuoi
capelli – per non dirti,
ma appoggiarti
quel colore che è,
comprendersi, muti,
presenti, di presente
e tempo tutto, lo spazio
rivolto all’onorarsi,
non al senso.

Lucio Dalla mi ricorda, per lo più, una parte della mia infanzia, quasi adolescente. Poi, una sera di qualche anno fa, poco più che adolescente(!), mentre facevo a cazzotti con parecchi “affronti di realtà”, ho appreso dalla sua stessa voce, in un’intervista sulla poesia, la sua, di quanto conti essere, e andare, controcorrente, sempre e comunque. Le canzoni di Dalla hanno una dallità  davvero straordinaria, le sue composizioni in suoni e versi sono davvero di una bellezza rara, compiuta, aperta, folle quanto è l’ispirazione, l’ispirazione che è, anche se sembra oramai una “malaparola”, originalità di sentire e vedere, di andare insomma per la propria strada, con la propria voce e la propria valigia di canzoni d’amore mai alla moda, se non quella del proprio continuo e duraturo, poi sempre cangiante, innamoramento. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di “incontrarlo” in un’occasione particolare, mi trovavo alla fondazione Bufalino di Comiso – a me molto cara – e lui si trovava lì insieme a Marco Alemanno, che esponeva dei suoi collage fotografici che mi colpirono molto, davvero belli – la serata si concluse con una lettura dello stesso Alemanno, credo proprio da testi di Bufalino e poi un piccolo concerto di Dalla alle tastiere proprio di sue canzoni vecchie e dunque ancora più “rare”. Stamattina, alla radio ho trovato questa sua Cara – profondissima.

Dr. Szász János (1925-2005)--

qualora fossi
di strada
vienimi a trovare
 :
qualora fossero
i paraggi a
somigliarci
 :
prendili con te,
fino a passeggiare
fino a dopo il bosco
 :
e continuare,
proseguendo, dai
musicali germogliare
 :
ai noi di strada e sentieri
tra i più distratti pensieri
e i disparati fiori à la paix
CIMG4625

Kitai Kazuo

Kitai Kazuo

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