TRACCI UNA LINEA

CREDI UNA RONDINE

PASSATO IL TEMPO

CHE TEMEVI SI FOSSE

FISSATO

Paul Klee – Blumensteg

Sto, qua, Isabella, sto qua.

Che c’è? Non mi vedi?

Già, non puoi vedermi,

ma sto qua, sono in mezzo ai libri,

tra le carte antiche,

dentro ai cassetti del comò.

Mi trovi quando il sole entra di sguincio,

s’intrufola di taglio

e fa brillare queste cornici dorate

d’argento

grandi e piccoline

di legno pregiato

acero noce palissandro mogano

sembrano finestrini e finestrelle

aperte sul mondo…

Mi trovi quando il sole si fa rosso

prima che tramonti

dipingendo d’oro i rami degli alberi

e s’infila tra le foglie

per farsi guardare.

Altrimenti mi potrai trovare

quando è notte

in cucina, per cercare qualcosa da mangiare

un pezzetto di formaggio, un’insalata,

quel poco che ti sostiene lo stomaco

e poi te ne vai a letto.

Prima della luce dell’alba poi

mi trovi alla scrivania,

con la penna tra le dita

e gli occhi al cielo,

pensando a ciò che ti ho raccontato

e non ho scritto

e chissà se non sia stato un bene

che questi pensieri si siano persi,

distratti, e stanchi di essere pensati,

che volteggiano nell’aria insieme a me.

E se guardi lassù

può succedere

che se ci sono le nuvole

mi trovi.

Il vento straccia le nuvole

e, così, come viene viene,

puoi trovare certi occhi che ti guardano.

Sotto una fronte larga larga

e lunga

e due solchi lungo il viso…

sì, li puoi trovare.

The leaves on the macadam make a noise –

How soft the grass on which the desired

reclines in the temperature of heaven –

Like tales that were told the day before yesterday –

Sleek in a natural nakedness,

she attends the tintinnabula –

And the wind sways like a great thing tottering –

Of birds called up by more than the sun,

birds of more wit, that substitute –

Which suddenly is all dissolved and gone –

Their intelligible twittering

for unintelligible thought.

And yet this end and this beginning are one,

And one last look at the ducks is a look

at lucent children round her in a ring.

Caro Bill: ti ho preparato
un paio di panini.
Nel frigo troverai
i mirtilli, un po’ di uva,
un bicchiere di caffè freddo.

Sulla stufa c’è la teiera
con foglie di tè sufficienti
per prepararlo
se lo preferisci – accendi solo il gas –
porta a bollore l’acqua e versala nella tazza.
C’è molto pane nel portapane
e burro e uova –
non sapevo proprio cosa
prepararti. Molte persone
hanno chiamato in orario di ufficio.
Ci vediamo più tardi. Con amore. Floss
Ti prego di spegnere il telefono.

fonte: https://www.internazionale.it/notizie/arthur-c-brooks/2023/08/27/chiedere-scusa-arte-responsabilita

contento di (e per) questa uscita, si potrebbe dire soffiata dalla lettura di John Berger – da “lì” (Confabulazioni) mi metto in contatto con l’autore, insieme ad Andrea Gazzoni ci mettiamo alla ricerca di un traduttore, troviamo Gassid Mohammed – e poi l’editore giusto, Ensemble. Ed ecco Sarabad di Abdulkareem Kasid: https://www.edizioniensemble.it/prodotto/sarabad/

Grazie a the Figurhead (Riccardo Righi) per essersi lasciato ispirare dalla lettura del mio Aurelia, pianeta taciturno (Il Ponte del sale 2024) e aver creato quest’album che ne traccia ed evoca ambienti e passi da lui esplorati in relazione al libro, alla figura stessa di Aurelia e al suo cammino/camminare.

E ancora oggi, Salvatore Marrazzo pubblica questo suo profondissimo scritto su Resistenze quotidiane – grazie!

Oggi Anna Maria Farabbi mi avvisa di questa uscita sulla rivista CartaVetro, grazie!

tua calligrafia in seconda

di copertina nel libro

di musica delle scuole medie

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